Il 10 febbraio, l’Italia si raccoglie attorno a una delle sue ferite più profonde e meno raccontate: il Giorno del Ricordo. Istituito nel 2004, questa giornata è dedicata alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata, due tragedie che hanno segnato il confine orientale del Paese nel secondo dopoguerra. È una memoria che per decenni è rimasta ai margini, silenziata, ignorata, e che oggi torna a chiedere ascolto.
Le foibe, cavità carsiche naturali, divennero luoghi di morte tra il 1943 e il 1945. Migliaia di italiani — civili, militari, funzionari, insegnanti — furono uccisi e gettati in quelle voragini da forze partigiane jugoslave e dalla polizia segreta di Tito. Le motivazioni erano molteplici: vendetta, epurazione politica, annientamento dell’identità nazionale. Ma il risultato fu uno solo: una strage che ha lasciato cicatrici profonde.

A questa violenza si aggiunse l’esodo. Tra il 1945 e il 1956, circa 250.000 italiani furono costretti ad abbandonare le loro terre in Istria, Fiume e Dalmazia. Famiglie intere lasciarono case, scuole, chiese, portando con sé solo ciò che potevano trasportare. Molti finirono nei campi profughi, altri si dispersero in città italiane, spesso accolti con freddezza e diffidenza. L’esodo fu una diaspora silenziosa, vissuta con dignità e dolore.
Il Giorno del Ricordo non è solo una commemorazione: è un atto di giustizia. Per anni, queste vicende sono state ignorate o strumentalizzate. Solo negli ultimi decenni, grazie al lavoro di storici, associazioni e testimoni, si è iniziato a ricostruire una memoria condivisa, capace di riconoscere il dolore senza negare la complessità.
Nel 2026, le celebrazioni si sono svolte in tutta Italia. A Roma, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha partecipato alla cerimonia ufficiale, sottolineando il valore della memoria come strumento di coesione. A Trieste, città simbolo di questa storia, la foiba di Basovizza è stata nuovamente al centro di una commemorazione intensa, con la presenza di autorità italiane e slovene.
Le scuole hanno avuto un ruolo centrale. Il Ministero dell’Istruzione ha promosso laboratori, incontri e concorsi per coinvolgere gli studenti. Il progetto “Voci dell’Esodo”, attivo in Friuli Venezia Giulia, ha raccolto testimonianze dirette di chi ha vissuto quegli anni, trasformandole in racconti, video e opere teatrali. È un modo per far vivere la memoria, non solo per conservarla.
Il Giorno del Ricordo è anche un’occasione per ascoltare le storie personali. Come quella di Elena, figlia di esuli istriani: “Mio padre non parlava mai di quei giorni. Solo da adulta ho capito che il suo silenzio era pieno di dolore. Oggi, quando sento le sue canzoni in dialetto, sento la sua terra, sento la sua nostalgia. Il Giorno del Ricordo è anche questo: dare voce a chi ha taciuto troppo a lungo.”
Molti italiani scoprono solo ora questa parte di storia. Non è raro che giovani e adulti si avvicinino per la prima volta al tema attraverso un documentario, una mostra, una lezione. La memoria delle foibe e dell’esodo non è solo un fatto storico: è una chiave per comprendere il presente, per riflettere su cosa accade quando l’identità diventa motivo di esclusione.
La componente umana è centrale. Le vittime non sono numeri, ma persone con sogni, famiglie, radici. Le loro storie parlano di dolore, ma anche di resilienza. Chi ha lasciato la propria terra ha saputo ricostruire, reinventarsi, contribuire alla crescita del Paese. Il Giorno del Ricordo celebra anche questa forza silenziosa.
Nel 2026, il tema scelto per le celebrazioni è “Memoria e futuro”. Un invito a guardare avanti, senza dimenticare. A costruire una società più consapevole, più giusta, più capace di accogliere. Perché ricordare non è solo un dovere: è un atto di dignità.
Il Giorno del Ricordo ci interroga anche sul modo in cui raccontiamo la storia. Serve equilibrio, rispetto, profondità. Non si tratta di dividere, ma di unire. Di riconoscere le ferite, di dare spazio alle voci, di costruire ponti. La memoria, se condivisa, può diventare uno strumento potente di riconciliazione.
Il Giorno del Ricordo è un’occasione per dire grazie. A chi ha conservato le fotografie, le lettere, i racconti. A chi ha tramandato la lingua, le tradizioni, i dialetti. A chi ha scelto di non dimenticare. Perché è grazie a loro se oggi possiamo ricordare. E se domani potremo farlo ancora.
Foto auto generate.
Immagini storiche del recupero delle vittime dalle foibe: una testimonianza del dramma vissuto sul confine orientale.
