Un cestino di vimini posto su una tavola contiene un raccolto fresco di patate rosse di Tolè e cipolle, ingredienti tipici dell'Appennino Bolognese.
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Non sono un esperto di patate, lo ammetto. Le consumo con piacere, ma la mia conoscenza su questo tubero originario dell’America si limita ai ricordi scolastici delle elementari. So che le patate arrivarono in Europa dopo la scoperta del Nuovo Mondo, ma la loro diffusione in Italia non fu immediata. I governanti dell’epoca, per superare la diffidenza popolare, ricorsero a un curioso stratagemma: recintarono le coltivazioni per far credere che si trattasse di un prodotto pregiato. Il trucco funzionò, e da quel momento la patata iniziò a essere coltivata su larga scala.

Oltre alle varietà tradizionali, dall’America giunsero anche le patate dolci e numerose altre piante che contribuirono ad arricchire la dieta europea. Ma perché parlare oggi di patate? La risposta affonda nelle memorie personali: negli anni ’90, durante un periodo di lavoro sugli Appennini bolognesi, mi trovavo spesso a passare per Tolè, frazione del comune di Vergato. In quella zona si coltiva una varietà di patata dal gusto superiore, frutto di un terreno sciolto e scuro che conferisce al prodotto caratteristiche organolettiche uniche.

Un'inquadratura ravvicinata del cestino sulla tavola con una quantità maggiore di patate rosse di Tolè, che ne mette in risalto il colore e la qualità.Ricordo bene l’acquisto di diversi chilogrammi di patate direttamente sul posto, insieme ad alcuni colleghi. Le abbiamo cucinate in ogni modo: fritte, al forno, in gnocchi. Il sapore? Difficile da descrivere, ma indimenticabile. Consiglio a chiunque di assaggiarle almeno una volta. La qualità della patata di Tolè non dipende solo dal terreno, ma anche dalla passione e dalla competenza dei contadini locali, che da generazioni ne curano la coltivazione con dedizione.

La patata di Tolè è una varietà tardiva, riconosciuta come prodotto tipico e recentemente insignita del marchio De.Co. (Denominazione Comunale). Ogni settembre, il paese celebra questo tubero con una sagra che richiama visitatori da tutta la regione. Le varietà coltivate includono patate a pasta bianca, ideali per gnocchi e purè, e patate a pasta gialla, perfette per la frittura. Esiste anche una varietà bianca con buccia rossa, particolarmente adatta alla cottura al forno.

La produzione locale non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno nazionale, e trovare le patate di Tolè nei supermercati può essere difficile. Qualche tempo fa ne ho acquistate in provincia di Venezia, ma ho avuto il dubbio che non fossero autentiche: il rischio di contraffazioni, purtroppo, è reale.

Tolè non è solo sinonimo di patate. Nei dintorni si trova anche la fonte di acqua minerale naturale Cerelia, dal gusto delicato e rinfrescante. E proprio in questa zona, secondo alcuni racconti locali, il politico americano Bob Dole sarebbe stato salvato da una famiglia del posto durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo essere stato ferito gravemente. Un episodio che meriterebbe ulteriori verifiche storiche.

Avete mai assaggiato le patate di Tolè? Se sì, raccontate la vostra esperienza. Se no, forse è arrivato il momento di farlo. Perché in certi luoghi, anche un semplice tubero può raccontare una storia di territorio, tradizione e passione.

Il filmato integrale del convegno dedicato alla patata di Tolè. Esperti del settore, agricoltori e autorità locali si confrontano sulle strategie di promozione e sulle qualità organolettiche che rendono questo tubero un’eccellenza unica dell’Appennino Bolognese.

 

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Di Mario Bonesi

Mario Bonesi è fotografo e reporter, attivo nella documentazione di eventi culturali, concorsi e manifestazioni in Italia. Collabora con il team multimediale GidiferroTeam, realizzando riprese ufficiali e interviste che raccontano con professionalità e attenzione i protagonisti e le atmosfere delle serate.

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