Martine Diop Bullo, appena eletta “Maria dell’anno” al Carnevale di Venezia 2026, è stata subito bersaglio di critiche pesanti e commenti discriminatori sui social. La giovane, 18 anni, originaria di Mestre e studentessa di Digital Management all’Università Ca’ Foscari, è nata da madre veneziana e padre senegalese. La sua elezione, avvenuta durante la Cena di Gala nelle sale Apollinee del Teatro La Fenice, ha suscitato reazioni contrastanti: da un lato l’entusiasmo per una scelta che riflette la Venezia contemporanea, dall’altro un’ondata di insulti razzisti che ha colpito non solo lei, ma anche il significato stesso della manifestazione.
Martine ha partecipato con entusiasmo e rispetto, accompagnata dalla madre e dalla nonna, che hanno sostenuto il suo percorso fin dall’inizio. La sua presenza sul palco di Piazza San Marco, durante la cerimonia conclusiva della Festa delle Marie, ha emozionato il pubblico e celebrato l’identità multiculturale di una città che da secoli accoglie il mondo.
Tuttavia, la sua incoronazione ha scatenato una serie di commenti razzisti sui social e persino sul sito istituzionale del Comune di Venezia. Frasi come “Non vedo alcuna veneziana, solo una bella moretta”, “Come forzare l’inclusione” e “Non c’entra nulla con il capo che indossa” hanno offeso non solo Martine, ma l’intera comunità veneziana. Le parole, cariche di ignoranza e pregiudizio, hanno cercato di negare il diritto di una giovane cittadina — nata e cresciuta a Mestre — di rappresentare la sua città nel cuore della sua festa più iconica.
La reazione istituzionale è stata immediata. Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha espresso pubblicamente la sua solidarietà: “Il Veneto è chi ama la città in cui vive, chi rispetta le tradizioni della comunità, chi incarna i valori della solidarietà e della convivenza che hanno sempre fatto grande la nostra regione. Per questo trovo vergognoso che la nuova Maria del Carnevale di Venezia sia stata vittima di insulti razzisti: parole che offendono non solo lei, ma l’intera comunità veneta”.
Anche il Comune di Venezia ha preso posizione, rimuovendo i commenti offensivi e ribadendo il valore inclusivo della manifestazione. Martine, con grande maturità, ha risposto con dignità: “Non tutti sanno reagire come me. Io voglio proteggere chi non è forte come me”.
Il caso ha aperto una riflessione profonda sul significato di “venezianità” e sull’importanza di difendere le tradizioni senza escludere chi le vive con amore e rispetto. Martine Diop Bullo non è solo la Maria del Carnevale 2026: è il simbolo di una Venezia che guarda al futuro, che accoglie, che si rinnova senza perdere sé stessa.
La sua storia merita di essere raccontata, condivisa e difesa. Perché ogni insulto ricevuto è un’offesa alla bellezza della convivenza, e ogni gesto di solidarietà è un passo verso una città più giusta, più vera, più umana.
Martine Diop Bullo, Maria del Carnevale 2026: guarda il servizio di Antenna 3 con le interviste e il messaggio di orgoglio veneziano contro l’odio razziale. Un video fondamentale per capire il valore di questa storica elezione a Venezia.
