una biscia italiana mentre si arrampica su un ramo, documentazione naturalistica di GidiferroTeam.
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C’è un’emozione primordiale che molti di noi conoscono bene: quella stretta allo stomaco che arriva quando, durante una passeggiata, ci si ritrova improvvisamente davanti a un serpente. Non è tanto la presenza dell’animale in sé a spaventare, quanto il modo in cui compare: silenzioso, rapido, inatteso. È in quei momenti che la paura prende il sopravvento, soprattutto se l’incontro avviene quando siamo distratti o immersi nei nostri pensieri.

Curiosamente, la stessa sensazione non si manifesta quando il serpente lo si scorge da lontano. In quel caso prevale la curiosità, quasi un istinto di osservazione che ci spinge ad avvicinarci con cautela per capire di che specie si tratti. È un atteggiamento che molti appassionati della natura conoscono bene: la paura lascia spazio al rispetto, e il rispetto alla voglia di comprendere.

Biscia comune in un orto italiano, rettile innocuo e mimetismo naturale, fotografia naturalistica GidiferroTeam.Naturalmente, il discorso vale solo per i serpenti innocui, quelli che popolano fossi, orti e piccoli corsi d’acqua. La prudenza resta fondamentale, perché non è raro imbattersi in una vipera, e in quel caso la distanza è la miglior forma di saggezza. Il loro morso, seppur raro, può avere conseguenze gravi, e sottovalutare il rischio sarebbe un errore.

La protagonista di questo episodio, però, è una semplice biscia, una di quelle che si incontrano spesso nelle zone rurali. L’ho soprannominata “arrampicatrice”, anche se il termine non è del tutto corretto: solo le lucertole possiedono le ventose necessarie per scalare superfici verticali. Nel suo caso, si trattava più che altro di superare un piccolo muretto di quaranta centimetri, un ostacolo che ha affrontato con qualche esitazione ma senza difficoltà reali.

Ho ripreso la scena con il telefonino, affascinato dal percorso che la biscia stava compiendo, forse per cambiare tana o semplicemente per esplorare. La sua “scalata” è stata breve ma significativa, soprattutto perché, spostandosi di pochi metri, avrebbe potuto finire vicino a un pollaio. E si sa: le galline non sono affatto amiche dei serpenti. Forse la biscia lo intuiva, forse no, ma il suo istinto l’ha guidata nella direzione più sicura.

Questi rettili, spesso temuti senza motivo, svolgono un ruolo prezioso nell’ecosistema. Si nutrono di rane, rospi e soprattutto topi, contribuendo a mantenere un equilibrio naturale che troppo spesso diamo per scontato. Non sono velenosi, non attaccano l’uomo e, se disturbati nel periodo primaverile – quello degli accoppiamenti – possono al massimo dare un piccolo colpo di coda, più per difesa che per aggressività.

La primavera, infatti, è un momento delicato per loro. I serpenti sono più attivi, più sensibili, più impegnati nei rituali della riproduzione. È anche il periodo in cui gli avvistamenti aumentano, e con essi le paure infondate. Eppure basterebbe osservarli con un po’ più di attenzione per capire che non sono minacce, ma semplici abitanti del nostro territorio.

Vale la pena ricordare che la paura dei serpenti è spesso culturale, tramandata più dai racconti che dall’esperienza diretta. Molti di noi non hanno mai subito un attacco, eppure reagiscono come se il pericolo fosse imminente. È un istinto antico, certo, ma che può essere mitigato dalla conoscenza. Sapere distinguere una specie innocua da una potenzialmente pericolosa è già un passo verso una convivenza più serena.

C’è poi un aspetto umano che non va trascurato: la capacità di trasformare un incontro inatteso in un momento di osservazione. Fermarsi, respirare, guardare. Non sempre la natura ci appare nei modi che vorremmo, ma spesso ci offre piccoli spettacoli che meritano attenzione. Anche una semplice biscia che supera un muretto può raccontare una storia.

E forse è proprio questo il punto: imparare a vedere oltre la paura. I serpenti non sono creature malvagie, non sono presenze ostili. Sono parte del paesaggio, parte della biodiversità, parte di un equilibrio che ci riguarda più di quanto pensiamo. Riconoscerlo significa rispettare non solo loro, ma anche l’ambiente in cui viviamo.

Se avete esperienze simili, consigli o semplicemente un’opinione su questi incontri ravvicinati con il mondo selvatico, vi invito a condividerli. Il confronto arricchisce sempre, e aiuta a guardare la natura con occhi nuovi. Grazie per aver letto.

In questo video inedito girato direttamente nel nostro orto, catturiamo l’incredibile agilità della biscia ‘arrampicatrice’. Guardate con quale naturalezza questo rettile, assolutamente innocuo, scala una muretta verticale. Un documento unico che testimonia la biodiversità che ci circonda e la capacità di adattamento della fauna locale. Un’esclusiva firmata GidiferroTeam per gli amanti della natura.

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Di Mario Bonesi

Mario Bonesi è fotografo e reporter, attivo nella documentazione di eventi culturali, concorsi e manifestazioni in Italia. Collabora con il team multimediale GidiferroTeam, realizzando riprese ufficiali e interviste che raccontano con professionalità e attenzione i protagonisti e le atmosfere delle serate.

3 pensiero su “La biscia “arrampicatrice””

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