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GidiferroTeam, 26 novembre 2010 — Questa lettera, pubblicata originariamente sul mensile La Piazza di Marghera-Venezia il 30 dicembre 2009, nasceva come un appello sincero e diretto. A distanza di tempo, conserva intatta la sua forza: racconta la realtà di chi vive la “mobilità” e cerca un futuro dignitoso in un mercato del lavoro sempre più fragile.

Caro Babbo Natale, per il secondo anno consecutivo ti scrivo chiedendo lo stesso regalo: un posto di lavoro per me e per tutte le persone che si trovano nella mia stessa situazione. Un desiderio semplice, umano, che però continua a non realizzarsi, lasciando molti di noi sospesi in un limbo di incertezza.

A dire il vero, un “regalo” lo hai portato, ma nessuno di noi lo avrebbe voluto. Hai tolto il sostegno economico a chi aveva solo un anno di mobilità e ridotto del 20% quello destinato a chi, come me, ne aveva due o tre. Una scelta che ha aggravato ulteriormente una condizione già difficile.

Un gruppo di operai disoccupati riuniti in piazza in un momento di attesa e confronto silenzioso.La situazione, caro Babbo Natale, è drammatica. Ho 51 anni e continuo a non capire come sia possibile che chi ha lavorato una vita si ritrovi improvvisamente senza tutele. Ti chiedo: perché accade tutto questo? Perché chi perde il lavoro deve sentirsi invisibile?

Il sogno di chi è in mobilità non è vivere di assistenza, ma tornare a lavorare onestamente. Eppure, mentre noi cerchiamo opportunità, i giornali e la televisione parlano solo di candidature politiche, inaugurazioni e passerelle. Ma se questi signori non vengono eletti, finiscono forse in cassa integrazione? Entrano in mobilità come noi?

Sembra che per loro un “posticino” si trovi sempre. Per noi, invece, resta solo l’attesa. Eppure, caro Babbo Natale, trent’anni fa si parlava di progetti che oggi stanno diventando realtà. Molti ex operai di Porto Marghera sperano ancora in un tuo “miracolo”, soprattutto quelli di Sirma, Montefibre, Vinyls, Alcoa e tante altre realtà industriali in crisi.

Noi ai miracoli ci crediamo, soprattutto quando arrivano dal mare, come simbolo di speranza e rinascita. Ma sappiamo anche che non tutti i settori possono contare su interventi straordinari. Alcune aziende, come Pansac o San Marco Plast, potrebbero avere possibilità di ripresa senza il tuo aiuto, sempre che non vengano sostituite da nuovi centri commerciali.

Resta però una domanda fondamentale: perché esistono aiuti in quasi tutti i settori, mentre mancano proprio dove servirebbero davvero? Perché chi perde il lavoro deve affrontare tutto questo quasi da solo, senza strumenti adeguati per ricominciare?

Con questa lettera, caro Babbo Natale, ti chiedo un segno di speranza e un 2010 migliore. Voglio ringraziare tutti, anche coloro che non ci hanno aiutato e che continuano a ripetere che “nessuno sarà lasciato solo” e che “la crisi è finita”. Parole che, per chi vive la mobilità, suonano spesso lontane dalla realtà.

Se qualcuno desidera commentare o condividere la propria esperienza, è invitato a farlo. Il confronto è l’unico modo per non sentirsi soli e per continuare a credere che un cambiamento sia ancora possibile.

Il video mostra una sequenza ironica tratta dalla serie animata Futurama, focalizzata sul surreale processo a Babbo Natale robot. In questa scena, l’imputato viene portato davanti al giudice White con l’accusa di aver commesso numerosi crimini contro l’umanità. Attraverso testimonianze assurde e le tipiche dinamiche comiche dello show, il procedimento si conclude con una condanna immediata, mettendo in luce il consueto umorismo satirico che caratterizza il rapporto tra i personaggi e la figura distopica del Babbo Natale meccanico.

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Di Mario Bonesi

Mario Bonesi è fotografo e reporter, attivo nella documentazione di eventi culturali, concorsi e manifestazioni in Italia. Collabora con il team multimediale GidiferroTeam, realizzando riprese ufficiali e interviste che raccontano con professionalità e attenzione i protagonisti e le atmosfere delle serate.

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