GidiferroTeam, 23 Luglio 2026 — La decisione dell’Unione Europea di Radiodiffusione di introdurre nuove linee guida per contrastare la sessualizzazione delle atlete in TV ha segnato un momento importante nella rappresentazione dello sport femminile. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di un cambio di prospettiva che mette al centro il rispetto, la dignità e la professionalità delle atlete.
Le nuove indicazioni della EBU mirano a eliminare inquadrature inappropriate, zoom non necessari e riprese che distolgono l’attenzione dalla performance sportiva. L’obiettivo è chiaro: restituire allo sport femminile la narrazione che merita, valorizzando il gesto atletico e non il corpo come oggetto di spettacolo.
Questa svolta, pur limitata al mondo dello sport, apre inevitabilmente una riflessione più ampia. Se la televisione deve cambiare il modo in cui riprende le atlete, perché non interrogarsi anche su altri contesti in cui l’immagine femminile è centrale, come i concorsi di bellezza? È una domanda legittima, che nasce dall’osservazione di dinamiche problematiche presenti in alcuni eventi.
È fondamentale chiarire che, ad oggi, nei concorsi di bellezza non esiste alcuna norma ufficiale simile a quella introdotta dalla EBU. Non ci sono linee guida europee, né regolamenti condivisi che disciplinino in modo uniforme le riprese o le fotografie delle partecipanti. Ogni concorso decide autonomamente come gestire fotografi, riprese e backstage.
Proprio questa assenza normativa rende evidente un problema che in alcuni concorsi — non in tutti — si manifesta con preoccupante regolarità: la presenza di fotografi che, sfruttando il proprio ruolo, realizzano immagini inappropriate, spesso senza alcuna supervisione. È una dinamica che chi frequenta questo ambiente conosce bene.
In diversi contesti, alcuni fotografi si presentano come “ufficiali” e utilizzano questa definizione per ottenere accesso privilegiato ai backstage, ai cambi d’abito, alle passerelle. Un accesso che dovrebbe essere gestito con rigore, ma che talvolta diventa terreno fertile per comportamenti non professionali.
Il problema diventa ancora più grave quando le partecipanti sono minorenni. Ragazze che vivono il concorso con entusiasmo, spesso accompagnate dalle famiglie, e che non immaginano che qualcuno possa utilizzare la macchina fotografica in modo improprio. La fiducia che ripongono nell’organizzazione dovrebbe essere una garanzia, non un rischio.
In alcuni concorsi, i fotografi non perdono occasione per realizzare inquadrature che nulla hanno a che vedere con la valutazione estetica o professionale. Non si tratta di arte, né di tecnica fotografica: si tratta di violazione della dignità delle partecipanti. Un comportamento che non dovrebbe esistere in nessun contesto pubblico o privato.
In molti contesti i fotografi ufficiali sono professionisti seri, preparati e rispettosi dei codici etici. Proprio per questo è importante chiarire che il ruolo non concede alcuna “licenza speciale” di scattare ciò che si vuole. Essere fotografo ufficiale significa operare entro standard rigorosi, tutelando le persone ritratte e rispettando le linee guida dell’organizzazione. Quando questi principi non vengono applicati, soprattutto in alcuni concorsi, si crea terreno fertile per comportamenti scorretti. L’assenza di controlli adeguati permette infatti a figure poco etiche di agire senza supervisione, compromettendo la qualità e la credibilità dell’evento.
Non tutti i concorsi sono così. Molti eventi seri hanno regolamenti chiari, supervisione costante, responsabili donna nei backstage, divieto assoluto di scatti non autorizzati. Ma proprio perché non esiste una norma comune, la qualità della tutela dipende dalla sensibilità dell’organizzatore. E questo crea una pericolosa disomogeneità.
Le partecipanti, soprattutto le più giovani, non sempre hanno gli strumenti per riconoscere un comportamento scorretto. Spesso non sanno che possono dire no, che possono chiedere spiegazioni, che possono segnalare un abuso. La formazione, in questo senso, è fondamentale e dovrebbe essere parte integrante di ogni concorso.
Le famiglie dovrebbero essere coinvolte in modo più attivo. La presenza di un genitore o di un accompagnatore nei backstage è una tutela essenziale, che molti concorsi virtuosi già adottano. Ma non è una pratica universale, e proprio questa mancanza apre la porta a situazioni ambigue.
Gli organizzatori hanno una responsabilità enorme. Non basta creare un evento elegante: bisogna garantire un ambiente sicuro. La selezione dei fotografi deve essere rigorosa, basata su competenza, etica e trasparenza. Chi non rispetta queste regole non dovrebbe avere accesso alle partecipanti, in nessuna circostanza.
I fotografi professionisti, quelli veri, sono i primi a denunciare queste dinamiche. Sanno che la fotografia è un’arte che richiede rispetto, sensibilità e responsabilità. La loro voce è fondamentale per isolare chi utilizza la macchina fotografica come strumento di abuso e non come mezzo di espressione artistica.
La tecnologia può aiutare: registri digitali, archivi controllati, catalogazione degli scatti. Ogni fotografia dovrebbe essere verificabile, autorizzata e tracciabile. Un sistema semplice che impedirebbe la diffusione di immagini non consentite e che garantirebbe maggiore sicurezza alle partecipanti.
La cultura del rispetto deve diventare la base di ogni concorso. Non si tratta di moralismo, ma di tutela. Le ragazze partecipano per crescere, per mettersi alla prova, per vivere un’esperienza positiva. Nessuno ha il diritto di trasformare questa esperienza in un rischio o in un trauma.
La svolta della EBU dimostra che cambiare è possibile. Dimostra che le istituzioni possono intervenire per correggere linguaggi sbagliati e proteggere le persone. È un modello che, pur non essendo applicato ai concorsi, potrebbe ispirare una riflessione più ampia e necessaria.
La mia opinione — quella di estendere principi simili anche ai concorsi di bellezza — è una proposta che merita attenzione. Non è una norma, non è un regolamento, ma è una visione: quella di un ambiente più sicuro, più professionale, più rispettoso. Una visione che potrebbe migliorare profondamente il settore.
Il futuro dei concorsi dipenderà dalla capacità di evolversi. Solo garantendo sicurezza, trasparenza e professionalità sarà possibile costruire eventi che valorizzano davvero le partecipanti. La svolta europea è un segnale: ora sta al mondo dei concorsi decidere se ignorarlo o farne un punto di partenza.