Gidiferroteam, 23 Aprile 2026 — Raimondo di Sangro, VII principe di Sansevero, nacque a Torremaggiore il 30 gennaio 1710 e morì a Napoli il 22 marzo 1771. Appartenente a una delle famiglie più antiche del Regno di Napoli, fu una delle figure più sorprendenti del Settecento italiano: inventore, militare, letterato, alchimista, massone e mecenate, un protagonista assoluto della cultura barocca e pre-illuminista.
Rimasto presto orfano di madre e cresciuto lontano dal padre, Raimondo fu affidato al nonno a Napoli, dove ricevette una prima formazione di alto livello. In seguito venne inviato al Collegio dei Gesuiti a Roma, ambiente in cui sviluppò una solida preparazione in filosofia, lingue, scienze naturali, idrostatica, architettura militare e pirotecnica, mostrando fin da giovanissimo un’intelligenza vivacissima e fuori dagli schemi.
Tornato a Napoli, il principe di Sansevero trasformò il palazzo di famiglia in un vero laboratorio di meraviglie. Nelle sue stanze e nei sotterranei allestì officine, gabinetti scientifici e spazi per esperimenti di fisica, meccanica, chimica e tipografia, tanto che un elenco a stampa dell’epoca descriveva le “infinite curiosità” visibili nella sua casa.
La sua fama di inventore si diffuse rapidamente in Italia e in Europa. Raimondo di Sangro si dedicò a studi che spaziavano dalla pirotecnica alle industrie tessili, dalla colorazione di marmi e vetri alla meccanica applicata. Fu tra i primi in Italia a sperimentare sistemi di stampa con caratteri a più colori in un solo passaggio, innovazione che colpì profondamente i contemporanei e contribuì alla sua reputazione di genio inquieto e visionario.
Accanto alla scienza, il principe coltivò una brillante carriera militare. Con il grado di colonnello di uno dei reggimenti di Carlo III di Borbone, partecipò alla battaglia di Velletri distinguendosi per valore. Dalla sua esperienza nacquero studi e trattati di arte militare, tra cui un’opera sugli esercizi di fanteria lodata persino da Federico II di Prussia, segno del prestigio internazionale raggiunto dalle sue competenze tecniche.
Raimondo di Sangro fu anche un raffinato uomo di lettere: membro dell’Accademia della Crusca con il nome di “Esercitato”, si interessò a testi considerati eterodossi e alle nuove correnti del pensiero europeo. La sua curiosità intellettuale lo portò a confrontarsi con temi religiosi e scientifici controversi, alimentando polemiche e sospetti da parte delle autorità ecclesiastiche e politiche del tempo.
La sua figura è indissolubilmente legata alla Cappella Sansevero di Napoli, il mausoleo di famiglia che trasformò in uno straordinario scrigno d’arte barocca e simbolismo. Qui il principe chiamò alcuni tra i migliori scultori del Settecento, come Giuseppe Sanmartino, Antonio Corradini e Francesco Queirolo, per realizzare un programma iconografico complesso, in cui devozione, allegoria e riferimenti esoterici si intrecciano in modo unico.
Il capolavoro assoluto della cappella è il celebre Cristo velato di Sanmartino, una scultura in marmo che raffigura il corpo di Cristo coperto da un velo sottilissimo, talmente realistico da sembrare trasparente. L’opera, voluta e commissionata da Raimondo di Sangro, è diventata uno dei simboli di Napoli nel mondo e ha alimentato leggende sulla presunta “pietrificazione” alchemica del velo, a testimonianza del fascino che circonda ancora oggi il principe e le sue conoscenze.
Accanto al Cristo velato, spiccano altre due sculture emblematiche del progetto di Raimondo: la Pudicizia di Corradini, dedicata alla madre Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, e il Disinganno di Queirolo, dedicato al padre Antonio. La prima rappresenta una figura femminile velata, simbolo di purezza e virtù; la seconda mostra un uomo che si libera da una rete di marmo scolpita in un unico blocco, allegoria della liberazione dall’ignoranza.
Nei sotterranei della Cappella Sansevero si trovano le enigmatiche Macchine Anatomiche, due scheletri umani con una dettagliatissima riproduzione del sistema circolatorio. Per secoli si è creduto che fossero il risultato di esperimenti alchemici condotti dal principe su corpi viventi; gli studi più recenti indicano l’uso di materiali artificiali, ma il mistero che le circonda continua a nutrire il mito di Raimondo di Sangro come “alchimista di Napoli”.
La sua adesione alla massoneria e il ruolo di primo Gran Maestro della massoneria napoletana contribuirono a renderlo una figura controversa. Le sue idee, spesso in anticipo sui tempi, e le sue pubblicazioni – come la discussa Lettera Apologetica – suscitarono reazioni dure, fino a provvedimenti di censura e allontanamento da incarichi religiosi ufficiali. Questo conflitto tra libertà di pensiero e ortodossia alimentò ulteriormente la leggenda del principe “eretico” e scomodo.
Oggi Raimondo di Sangro è ricordato soprattutto per la Cappella Sansevero e per il Cristo velato, ma la sua eredità va ben oltre una singola opera. È il simbolo di un Settecento napoletano vivacissimo, in cui scienza, arte, filosofia e sperimentazione convivevano in un equilibrio fragile e affascinante. La sua figura continua ad attirare studiosi, viaggiatori e curiosi, che nella sua storia ritrovano il volto più enigmatico e creativo di Napoli.
Raccontare la sua vita significa attraversare un universo di invenzioni, leggende e capolavori artistici che ancora oggi rendono unica l’esperienza di visita nel cuore del centro storico partenopeo, tra vicoli, palazzi nobiliari e misteri scolpiti nel marmo.
Il video ripercorre la vita straordinaria di Raimondo di Sangro, presentandolo come un personaggio fuori dal comune: soldato, inventore, mecenate, massone e alchimista. Attraverso un racconto ricco di atmosfera, il filmato esplora i capitoli più affascinanti della sua esistenza — dal Cristo Velato alla sua attività di sperimentatore, dalle invenzioni attribuitegli alle vicende massoniche, fino ai misteri legati alla Cappella Sansevero — offrendo un ritratto completo e suggestivo del “principe degli alchimisti”, capace ancora oggi di affascinare studiosi e appassionati.
