Foto-stampa dell'epoca che raffigura 3 sfaccettature della fontana del vino
Sei in: Home » Editoriali e Storia » Dentro la leggenda della Fontana delle Tette

GidiferroTeam, 11 Aprile 2026 — Nel cuore del centro storico di Treviso esiste una delle testimonianze più curiose e affascinanti della cultura veneta, la celebre Fontana delle Tette, un’opera che da oltre quattro secoli alimenta racconti, leggende e stupore. La sua fama è legata non solo alla forma insolita della scultura, ma soprattutto alla tradizione che la rese famosa in tutta la Repubblica di Venezia, quando dai suoi seni sgorgavano vino bianco e rosso durante le grandi celebrazioni cittadine.

La fontana venne realizzata nel 1559 per volontà del podestà Alvise Da Ponte, in un periodo segnato da una grave siccità che aveva messo in difficoltà la città e le campagne circostanti. L’opera, scolpita in pietra d’Istria, raffigurava una donna a seno nudo che stringeva le proprie mammelle facendo sgorgare acqua grazie a un ingegnoso sistema idraulico collegato al vicino torrente Cagnano. La sua funzione era pratica ma anche simbolica, poiché rappresentava abbondanza, fertilità e rinascita dopo mesi di privazioni.

Foto-stampa d'epoca della piazza centrale di Treviso dove veniva posta la fontana delle tette.La posizione originaria della fontana era all’interno del Palazzo Pretorio, lungo la via principale del Calmaggiore, dove i cittadini potevano facilmente accedervi. La sua presenza divenne presto un punto di riferimento per la vita quotidiana, ma soprattutto per le celebrazioni ufficiali della città. Ogni anno, infatti, all’ingresso del nuovo podestà, la fontana veniva trasformata in un vero spettacolo pubblico che attirava folle entusiaste.

Durante queste cerimonie, che duravano tre giorni consecutivi, dai seni della statua non sgorgava più acqua ma vino, bianco da un lato e rosso dall’altro, offerto gratuitamente a tutta la popolazione. Era un gesto di generosità politica, un modo per celebrare l’autorità del nuovo governatore e allo stesso tempo rinsaldare il legame tra istituzioni e cittadini. La tradizione era così radicata che venne mantenuta fino al 1797, anno della caduta della Serenissima.

La Fontana delle Tette divenne così un simbolo di festa e abbondanza, un’icona popolare che univa sacro e profano, politica e folklore. Le cronache dell’epoca raccontano di trevigiani che si accalcavano per bere direttamente dalle mammelle di pietra, trasformando la cerimonia in un momento di gioia collettiva. La fontana era considerata un segno di buon auspicio e di prosperità, un rituale che scandiva il ritmo della vita cittadina.

La leggenda popolare aggiunse nel tempo un ulteriore strato di mistero, attribuendo la siccità del 1559 a una maledizione lanciata un secolo prima da una donna accusata di stregoneria. Secondo questa narrazione, la fontana avrebbe spezzato l’incantesimo grazie alla sua forma femminile, simbolo di vita e nutrimento. Sebbene si tratti di un racconto folkloristico, contribuì a rendere la fontana ancora più affascinante e ricca di significati.

Con la fine della Repubblica di Venezia e i cambiamenti politici successivi, la fontana venne smantellata e per lungo tempo se ne perse traccia. Solo grazie all’abate Luigi Bailo, figura centrale nella tutela del patrimonio trevigiano, l’opera venne recuperata e successivamente conservata nel Museo Casa da Noal, dove rimase per molti anni al riparo dal degrado.

Nel 1989 la città decise di restituire alla Fontana delle Tette un ruolo pubblico, realizzando una copia fedele collocata nel cortile di Palazzo Zignoli, accessibile attraverso una galleria che collega il Calmaggiore alla piazzetta della Torre. L’originale, seriamente danneggiato dal tempo, venne invece protetto in una teca sotto il portico del Palazzo dei Trecento, dove è tuttora visibile e custodito come un prezioso frammento di storia cittadina.

Un composit di tre situazioni diverse dove si raffigura la fontana delle tette. Intorno c'è un folto numero di perso con il bicchiere che aspetta il suo turno.Oggi la Fontana delle Tette è una delle attrazioni più fotografate e raccontate di Treviso, un simbolo identitario che unisce ironia, tradizione e memoria storica. La sua immagine continua a incuriosire visitatori da tutto il mondo, attratti dalla sua forma provocante e dalla storia incredibile che porta con sé. È un esempio perfetto di come l’arte popolare possa diventare un elemento distintivo di un territorio.

La fontana rappresenta anche un raro caso di architettura effimera trasformata in monumento permanente. Nata per rispondere a un’emergenza idrica, divenne un dispositivo celebrativo e infine un simbolo culturale, capace di attraversare secoli di storia e mutamenti politici. La sua longevità testimonia la forza delle tradizioni venete e la capacità della città di Treviso di valorizzare il proprio patrimonio.

La storia della Fontana delle Tette si intreccia inoltre con quella della Repubblica di Venezia, che spesso utilizzava il vino come elemento di festa e propaganda. Episodi simili si verificarono anche a Venezia, dove in occasione dell’elezione del Doge Girolamo Priuli nel 1559 venne allestita una fontana che erogava vino rosso e bianco per celebrare la pace di Cateau‑Cambrésis e l’inizio del nuovo governo. Questi eventi dimostrano come il vino fosse considerato un simbolo di prosperità e di unione sociale.

Visitare oggi la Fontana delle Tette significa immergersi in una storia che unisce arte, politica, leggenda e vita quotidiana. È un luogo che racconta la Treviso del passato e allo stesso tempo continua a vivere nel presente, grazie alla curiosità dei visitatori e all’orgoglio dei cittadini. La sua immagine rimane un’icona della cultura veneta, un ricordo tangibile di un’epoca in cui la festa era un linguaggio condiviso e il vino scorreva davvero dalle fontane.

Il video illustra la storia e le curiosità legate alla Fontana delle Tette, uno dei simboli più celebri di Treviso, spiegando come la sua costruzione nel 1559 servisse a festeggiare la fine di una grave siccità. Viene descritta l’antica tradizione secondo cui, per tre giorni consecutivi in occasione dell’insediamento di ogni nuovo Podestà, dai seni della statua sgorgavano gratuitamente vino rosso e vino bianco per tutta la cittadinanza. Il filmato chiarisce inoltre che quella attualmente visibile in centro è una copia, poiché l’originale fu danneggiata durante l’epoca napoleonica, e introduce il tema del mistero accennando a una leggenda che coinvolge una strega del XV secolo.

Avatar photo

Di Mario Bonesi

Mario Bonesi è fotografo e reporter, attivo nella documentazione di eventi culturali, concorsi e manifestazioni in Italia. Collabora con il team multimediale GidiferroTeam, realizzando riprese ufficiali e interviste che raccontano con professionalità e attenzione i protagonisti e le atmosfere delle serate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Torna Su

CHI SIAMO | CONTATTI

Cookie & Privacy Policy

NOTE LEGALI E TRASPARENZA (AGCOM 2026):
GidiferroTeam è un progetto editoriale libero dedicato al racconto di eventi e attualità gestito senza scopo di lucro. Non effettua attività di influencer marketing né riceve corrispettivi per i contenuti pubblicati (Del. 197/25/CONS). Le riprese di minori in concorsi di bellezza sono effettuate come media accreditato; i consensi sono raccolti dagli organizzatori degli eventi (GDPR - Reg. UE 2016/679). Per la tutela del decoro dei soggetti ripresi, i commenti sui canali video sono disattivati.