Una veduta panoramica scattata dal mare che mostra l'intero profilo dell'isola di Hashima (Gunkanjima) che si staglia all'orizzonte, con la sua densa barriera di edifici in cemento armato che le conferisce la caratteristica forma di una nave da guerra corazzata.
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Hashima, meglio conosciuta come Gunkanjima, “l’Isola Corazzata,” è un luogo affascinante e inquietante al tempo stesso, con una storia che intreccia prosperità, decadenza e abbandono. Situata a circa 15 chilometri dalla città di Nagasaki, in Giappone, quest’isola è un promemoria inquietante di come la natura e la società possano trasformarsi in pochi decenni.

Uno scorcio interno dell'isola di Hashima che mostra il profondo stato di abbandono degli edifici, con cumuli di macerie, pareti di cemento scrostate e strutture fatiscenti che testimoniano l'inesorabile avanzare del degrado urbano.Hashima è una piccola isola che fu inizialmente acquisita dalla Mitsubishi Corporation nel 1890. Questo minuscolo frammento di terra, esteso per meno di un chilometro quadrato, divenne presto un importante sito di estrazione del carbone. Nel giro di pochi anni, Hashima si trasformò in una città densamente popolata, con alloggi a più piani, scuole, ospedali e persino un santuario. La somiglianza dell’isola con una corazzata militare le valse il soprannome di Gunkanjima, ovvero “Isola Corazzata.”

Negli anni ’50, Hashima raggiunse il suo picco di popolazione, ospitando più di 5.000 abitanti in un’area estremamente limitata. Con una densità di popolazione incredibilmente alta, l’isola era un alveare di attività, con i suoi abitanti impegnati nelle miniere e nelle strutture di supporto necessarie per il loro sostentamento. I complessi residenziali di Hashima furono tra i primi edifici in cemento armato del Giappone, costruiti per resistere alle potenti tempeste che spesso colpivano l’isola.

Tuttavia, con l’avvento del petrolio e il declino della domanda di carbone negli anni ’60, l’industria dell’estrazione del carbone iniziò a vacillare. Nel 1974, la Mitsubishi annunciò la chiusura della miniera, e Hashima fu rapidamente evacuata. L’isola, un tempo vivace e prospera, si trasformò in una città fantasma nel giro di pochi mesi.

Oggi, Hashima è un’attrazione turistica e un sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO, accessibile tramite tour organizzati. Le sue strutture abbandonate e i suoi edifici in rovina raccontano una storia di rapidissima ascesa e altrettanto rapido declino. L’isola ha anche fatto da sfondo a film e documentari, inclusi titoli come “Skyfall” della saga di James Bond.

Gunkanjima è un muto testimone della capacità umana di trasformare il paesaggio e dei limiti del nostro dominio sulla natura. Con il suo passato industriale e il suo presente come reliquia abbandonata, l’isola rappresenta un’importante lezione di storia e una riflessione sulla sostenibilità e sull’impatto delle attività umane sull’ambiente.

In conclusione, Hashima, con il suo fascino tetro e le sue rovine suggestive, è un luogo che stimola la riflessione e la curiosità, offrendo uno sguardo unico sul passato industriale del Giappone e sulle sfide del futuro.

Il filmato ripercorre la storia dell’ex miniera dell’isola di Hashima, patrimonio dell’umanità UNESCO dal 2015. Il racconto mette in luce il duplice volto di questo luogo: se da un lato rappresenta la rapida crescita industriale del Giappone nel XX secolo, dall’altro nasconde un passato oscuro legato all’occupazione coloniale. Il video approfondisce le condizioni di vita disumane dei lavoratori coreani e cinesi, costretti ai lavori forzati durante la Seconda Guerra Mondiale, in quella che per molti è rimasta impressa come “l’isola dell’inferno”.

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Di Mario Bonesi

Mario Bonesi è fotografo e reporter, attivo nella documentazione di eventi culturali, concorsi e manifestazioni in Italia. Collabora con il team multimediale GidiferroTeam, realizzando riprese ufficiali e interviste che raccontano con professionalità e attenzione i protagonisti e le atmosfere delle serate.

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