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GidiferroTeam — 11 Marzo 2015. Da Dolo, in provincia di Venezia, arriva un nuovo episodio che riaccende il dibattito sulla cosiddetta malasanità. Quello che avrebbe dovuto essere un momento di gioia assoluta, la nascita di un bambino atteso da due giovani genitori di Camponogara, si è trasformato in una vicenda dolorosa che continua a segnare profondamente la famiglia coinvolta.

La notizia, purtroppo, mi era nota fin dal giorno stesso del parto. I nonni del piccolo, persone straordinarie che mi onorano della loro amicizia, mi avevano informato immediatamente di quanto accaduto. Ho però scelto di attendere prima di scrivere, perché questo spazio non è una testata giornalistica e sentivo la responsabilità di raccontare i fatti con la massima attenzione.

Negli ultimi anni sembra di assistere a un aumento costante di episodi simili, provenienti da diverse regioni italiane. Strutture che un tempo rappresentavano l’eccellenza della sanità pubblica stanno progressivamente perdendo quella solidità professionale che le aveva rese un punto di riferimento. A questo si aggiungono tagli continui e riduzioni di personale che rendono il quadro ancora più preoccupante.

In foto il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Dolo (Venezia), visto da un'altezza di 40 metri.Il caso dei genitori di Camponogara si inserisce purtroppo in questa tendenza. Ciò che colpisce maggiormente è quanto riportato dalla stampa locale, secondo cui il medico intervenuto in sala parto non sarebbe stato un dipendente dell’ASL 13, ma un professionista chiamato in caso di emergenza. Una prassi non insolita, ma che in questo caso solleva interrogativi importanti.

Secondo quanto dichiarato da Sandra Boscolo, Presidente del Tribunale del Malato, il medico in questione sarebbe già stato segnalato in passato per episodi simili. Una circostanza che ha spinto i giovani genitori a rivolgersi immediatamente all’associazione per denunciare quanto accaduto e chiedere chiarezza.

La coppia, assistita dall’avvocato Silvia Sorrentino, ha ricostruito i fatti avvenuti il 26 dicembre 2014. La giovane madre era stata accompagnata nel reparto di Ostetricia per il parto e, poco dopo le 16.30, si era verificata la rottura spontanea del sacco amniotico. Da quel momento, secondo il loro racconto, la gestione della situazione avrebbe preso una direzione drammatica.

Il neonato è stato il primo a subire le conseguenze più gravi. Le sue condizioni attuali richiedono cure costanti e un’assistenza continua. La madre ha raccontato che il bambino si alimenta tramite sondino perché non riesce a deglutire autonomamente e che presenta difficoltà motorie a un braccio. Una situazione che ha cambiato radicalmente la vita della famiglia.

La giovane donna ha spiegato che dovrà lasciare il lavoro per occuparsi del figlio, una scelta fatta con amore ma imposta da circostanze che considera inaccettabili. Ha parlato di una condotta ostinata da parte del medico e di decisioni che, a suo dire, hanno compromesso la salute del bambino in modo irreversibile.

Il padre ha aggiunto che, al momento, non sono stati riscontrati problemi neurologici evidenti, ma i medici hanno spiegato che sarà necessario attendere i tre anni di età per comprendere appieno le eventuali conseguenze. Un’attesa lunga, carica di incertezze e timori.

Di fronte a una vicenda così complessa, è naturale aspettarsi che le autorità competenti facciano piena luce su ogni passaggio. Tuttavia, osservando casi simili degli ultimi anni, è difficile non temere che i tempi per arrivare alla verità possano essere molto lunghi.

La comunità di Camponogara, così come molte persone della Riviera del Brenta, segue con apprensione l’evolversi della situazione. La speranza comune è che il bambino possa migliorare e che la famiglia trovi il sostegno necessario per affrontare questo percorso difficile.

Chi desidera aggiungere la propria testimonianza o correggere eventuali dettagli può farlo liberamente nei commenti. Questo spazio resta aperto al confronto e alla condivisione, con il massimo rispetto per chi sta vivendo questa dolorosa esperienza.

Questo video documenta i momenti di tensione e preoccupazione presso l’ospedale di Dolo, dove un parto complicato ha purtroppo causato traumi a un neonato. Le immagini e le testimonianze raccolte offrono uno sguardo sulla cronaca di una giornata difficile per la sanità locale e per la famiglia coinvolta, che ora attende con ansia risposte chiare sulle dinamiche in sala parto. Un servizio che mette in luce la fragilità di certi momenti e la necessità di fare piena luce sull’accaduto per garantire giustizia e sicurezza medica.

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Di Mario Bonesi

Mario Bonesi è fotografo e reporter, attivo nella documentazione di eventi culturali, concorsi e manifestazioni in Italia. Collabora con il team multimediale GidiferroTeam, realizzando riprese ufficiali e interviste che raccontano con professionalità e attenzione i protagonisti e le atmosfere delle serate.

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