Il Veneto si trova oggi, sabato 24 avvolto in una perturbazione di stampo tipicamente autunnale, sebbene siamo nel pieno di gennaio. Non si tratta di un evento estremo e improvviso, ma di una pioggia costante e metodica che sta interessando la regione da ormai oltre mezza giornata. Questo tipo di precipitazione, pur non essendo “esplosiva”, richiede un monitoraggio attento perché satura i terreni lentamente, mettendo alla prova la complessa rete idrografica della pianura padano-veneta, specialmente nelle aree storicamente legate alla gestione delle acque.
In Riviera del Brenta, la pioggia che cade ininterrottamente da 12 ore ha trasformato il paesaggio in un acquerello grigio. Il Naviglio, che attraversa i centri abitati da Padova verso Venezia, è l’osservato speciale. Sebbene i livelli siano attualmente sotto controllo, la persistenza del fenomeno costringe i tecnici del Genio Civile e dei Consorzi di Bonifica a un lavoro silenzioso di regolazione delle chiuse e delle idrovore. È una gestione di precisione, volta a far defluire l’acqua in eccesso verso la laguna, evitando che i canali minori, che raccolgono l’acqua dai campi e dalle strade, arrivino a saturazione.
Lungo le strade della Riviera, tra Stra, Mira e Oriago, il disagio principale è legato alla visibilità e al ristagno d’acqua sui manti stradali. Non ci sono scene di panico, ma la tipica operosità veneta: i cittadini controllano i tombini davanti a casa e le amministrazioni monitorano i sottopassi. È una situazione di “vigile attesa”, dove l’esperienza accumulata negli anni permette di gestire la pioggia senza allarmismi eccessivi, pur consapevoli che 12 ore di acqua sono un carico idraulico che non va sottovalutato per la tenuta dei terreni agricoli circostanti.
Nel frattempo, a Venezia, la giornata prosegue con una relativa normalità, al momento la bassa marea scongiura l’intervento del MOSE. La barriera per contrastare una marea. Per chi osserva la laguna dalla terraferma, il mare appare “gonfio” ma nulla di preoccupante. In caso di bisogno la tecnologia svolgerà il suo compito, permettendo alla vita urbana e commerciale di non fermarsi. È un equilibrio delicato tra forze naturali e ingegno umano che oggi, nel 2026, appare più consolidato che mai.
Spostando lo sguardo verso l’entroterra veneziano e trevigiano, la pioggia insistente sta creando i classici problemi alla viabilità secondaria. Le campagne, già impregnate dalle precipitazioni dei giorni scorsi, iniziano a mostrare ampie pozzanghere nei solchi dei campi. Per gli agricoltori della zona, questa pioggia è un’arma a doppio taglio: se da un lato rimpingua le falde dopo i periodi di secca, dall’altro impedisce le lavorazioni stagionali e mette a rischio le colture invernali che temono il ristagno radicale.
In giornate come questa, le centraline dell’ARPAV inviano flussi continui di dati su millimetri caduti, velocità del vento e livelli idrometrici. Elaborare questi dati permette di avere una fotografia precisa dell’andamento della perturbazione. Un processore potente può gestire facilmente la visualizzazione di mappe radar ad alta risoluzione o simulazioni locali del deflusso delle acque, trasformando il PC in una piccola stazione di controllo domestica.
Nelle zone pedemontane, la situazione è leggermente più vivace. Lì, l’effetto stau (il sollevamento forzato della massa d’aria contro le montagne) accentua le precipitazioni, rendendole più intense rispetto alla Riviera. Tuttavia, i bacini di laminazione costruiti negli ultimi anni lungo i fiumi principali stanno svolgendo egregiamente il loro compito, fungendo da “polmoni” che assorbono i picchi di piena prima che questi arrivino in pianura. È un sistema collaudato che toglie molta ansia alle popolazioni residenti vicino agli argini.
A Padova, il sistema dei canali urbani è in piena attività. Il Piovego e il Bacchiglione mostrano acque torbide e correnti veloci, segno che il deflusso verso il mare è stato agevolato dalle manovre idrauliche a monte. La città, pur sotto la pioggia costante, non si ferma, dimostrando una resilienza che è diventata parte del DNA locale. I negozi rimangono aperti e il traffico, seppur rallentato, scorre regolarmente.
La serata di oggi sarà il momento cruciale. Se la pioggia dovesse continuare con la stessa intensità, la soglia di attenzione si alzerebbe ulteriormente per la rete scolante minore. I fossi di scolo che costeggiano le strade provinciali della Riviera sono attualmente pieni quasi per metà; la speranza dei residenti è che la perturbazione si sposti verso est durante la notte, lasciando spazio a una domenica di tregua che permetta ai terreni di “bere” e drenare naturalmente l’accumulo odierno.
Guardando alle Dolomiti, la pioggia di pianura si trasforma in neve sopra i 1200-1400 metri. Questo è un bene per il turismo invernale e per le riserve idriche estive, a patto che le temperature non salgano troppo bruscamente causando uno scioglimento rapido. Per ora, il “cuscinetto” freddo in quota sembra tenere, garantendo che l’acqua venga stoccata sotto forma di neve anziché scendere immediatamente a valle, aggravando il lavoro dei fiumi che attraversano la nostra Riviera.
In conclusione, questo 24 gennaio 2026 si presenta come una giornata di resistenza e gestione ordinata. Non c’è spazio per il catastrofismo, ma solo per la pragmatica osservazione di un territorio che convive con l’acqua da secoli. La Riviera del Brenta, con le sue ville e i suoi canali, continua a scorrere sotto una pioggia che sembra non voler finire, affidandosi alla tecnologia e alla sapienza di chi, ogni giorno, vigila su ogni centimetro di argine.
Foto realizzate in digitale. Il filmato è riferito al maltempo anni fa.
Il Veneto e la sfida contro l’acqua: un tuffo nel passato con le immagini storiche di una grande ondata di maltempo di molti anni fa. Un confronto necessario per capire come sono cambiati i nostri canali e quanto sia fondamentale il monitoraggio del territorio ieri come oggi.
